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All’Istituto Superiore di Sanità l’impegno della RIN: ricerca e innovazione per le demenze a esordio precoce

Il presidente Raffaele Lodi: “Servono percorsi assistenziali dedicati e più ricerca di base per ampliare le possibilità terapeutiche”

Le Demenze ad esordio precoce, che colpiscono persone di età inferiore ai 65 anni, rappresentano un’emergenza socio-sanitaria ancora poco riconosciuta, con bisogni assistenziali e sociali profondamente diversi rispetto alle forme a insorgenza tardiva. Il tema è stato al centro dell’incontro organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), nella sede di Roma, introdotto dalla proiezione del film “Per Te” – presentato alla recente Festa del Cinema di Roma – e seguito da una tavola rotonda alla quale ha partecipato, tra gli altri, il prof. Raffaele Lodi, Presidente della Rete IRCCS delle Neuroscienze e della Neuroriabilitazione.

Secondo le stime riportate nel corso dell’iniziativa, in Italia si contano circa 24.000 persone affette da demenze giovanili (35-64 anni) e oltre 1,2 milioni di casi complessivi di demenza sopra i 65 anni, con un impatto che coinvolge circa il 10% della popolazione nazionale tra pazienti e familiari.

Durante la tavola rotonda, che ha visto la partecipazione anche del prof. Alberto Siracusano, Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, e del prof. Camillo Marra, Direttore della Clinica della Memoria della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, Lodi ha richiamato l’attenzione sulla necessità di percorsi diagnostico-terapeutici specifici per le demenze giovanili e sull’importanza di rafforzare la ricerca sperimentale.

“Le demenze ad esordio precoce sono patologie eterogenee e complesse, che devono essere affrontate in un’ottica multidisciplinare e integrata, non solo nelle strutture sanitarie ma anche nel contesto socio-sanitario – ha dichiarato Lodi –. Oggi i nuovi farmaci approvati a livello internazionale rappresentano una speranza per una piccola parte dei pazienti, ma servono investimenti nella ricerca di base e sperimentale per ampliare le possibilità terapeutiche e individuare bersagli alternativi”.

Nel corso del suo intervento, Lodi ha ricordato che anche nelle regioni più avanzate sul piano dell’organizzazione sanitaria – come l’Emilia-Romagna, tra le prime ad aver definito nel 2021 un percorso diagnostico-terapeutico assistenziale dedicato alle demenze giovanili – restano ampi margini di miglioramento nella presa in carico dei pazienti e delle famiglie.

Riferendosi ai nuovi farmaci anti-amiloide in valutazione presso l’AIFA, il presidente della RIN ha sottolineato la necessità di garantire un accesso regolato e sicuro per i pazienti idonei, evitando nel contempo di rallentare gli investimenti industriali e pubblici nella ricerca: “Se non percorriamo con responsabilità la strada delle nuove terapie e non sosteniamo la ricerca di base, rischiamo di interrompere un progresso che potrà portare, nei prossimi anni, a farmaci più efficaci e sostenibili. È fondamentale mantenere alta l’attenzione su questa priorità sanitaria e sociale”.